LE VIE DEL GIUBILEO

Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini

Ti trovi nell'itinerario: I DUE MICHELANGELI. BUONARROTI E CARAVAGGIO

Facciata Barberini 1
Via delle Quattro Fontane, 13
www.galleriabarberini.beniculturali.it
Tutti i giorni escluso lunedì 8:30-19:00. La biglietteria chiude alle 18:00. Chiuso il 25 Dicembre, 1 Gennaio, 1 Maggio. A pagamento.

Barberini, Caravaggio, Narciso
Il dipinto risale agli ultimi anni del Cinquecento, quando Caravaggio adotta le atmosfere sospese e introspettive ereditate dalla formazione lombarda e le arricchisce delle sue nuove ricerche luministiche.
Il soggetto, allegoria dell’inganno dell’immagine, è interpretato dall’artista con originalità, soprattutto per l’eccezionale invenzione della doppia figura “a carta da gioco”, il cui fulcro è costituito dal ginocchio in piena luce. Caravaggio fissa sulla tela il momento più drammatico del racconto del poeta Ovidio, quando il giovane cacciatore, rapito dalla bellezza della propria immagine riflessa, cerca di accostarsi ad essa per abbracciarla e baciarla, e sta per cadere fatalmente nell’acqua.

GNAA Palazzo Barberini, Caravaggio, Giuditta taglia la tetsa ad Oloferne
Il dipinto appartiene al momento in cui Caravaggio affronta le composizioni più complesse della pittura di storia, da lui intesa come rappresentazione immediata e violenta, resa attraverso effetti di luce intensa su fondi scuri.
Il tema biblico è qui raffigurato nell’istantaneità dell’azione e giocato su forti contrasti e potenti chiaroscuri. In piena luce è raffigurata la bellissima Giuditta nell’atto di fendere con una pesante scimitarra il collo poderoso di Oloferne, aprendo una terribile ferita da cui zampilla sangue a fiotti. Nell’angolo destro è raffigurata in “contrapposto” l’anziana assistente, pronta ad accogliere nella bisaccia la testa recisa, che esprime nello sguardo terrorizzato tutto l’orrore della scena.

GNAA Palazzo Barberini, Caravaggio, S. Francesco d'Assisi - Copia
L’essenzialità della scena, dominata dalla figura del Santo, immerso nella penombra dell’eremo, vestito di un lacero saio, mentre osserva meditabondo il teschio che sorregge con la mano, è ispirata alla semplicità francescana. Caravaggio indaga i risvolti più umani dell’esperienza di San Francesco, giunta al suo termine, condotta nel proposito eroico dell’imitazione di Cristo.
L’artista lombardo crea il prototipo di una tematica sacra esistenziale e meditativa presentata come colloquio con la morte, che influenzerà molto l’arte barocca. Il dipinto va datato all’estate del 1606, quando Caravaggio, fuggito da Roma, si rifugia nei feudi Colonna.

Come raggiungere la tappa: Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini

Via delle Quattro Fontane, 13, 00187 Roma, Italy

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