LE VIE DEL GIUBILEO

Galleria Borghese

Ti trovi nell'itinerario: I DUE MICHELANGELI. BUONARROTI E CARAVAGGIO

foto sito-8
Piazzale Scipione Borghese, 5
www.galleriaborghese.beniculturali.it
Tutti i giorni escluso lunedì 9:00-19:00 (con accesso ogni due ore). Ultimo ingresso alle 17:00. Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio. Prenotazione obbligatoria. A pagamento.

Borghese inv 534 - Bacchino malato Caravaggio
Il dipinto è tra le prime opere di Caravaggio a Roma. Il pittore si autoritrae, intorno al 1593, adottando una veste antica, accentuando il pallore dell’incarnato e il livore delle labbra, come doveva apparire durante la convalescenza nell’Ospedale della Consolazione. E’ il primo dei dipinti in cui usa uno specchio. Nell’opera sono già presenti tutte le novità stilistiche del suo linguaggio rivoluzionario: la grandezza al naturale della figura -Bacco, dio del vino-, il suo emergere dal fondo scuro e il fascio di luce laterale che illumina violentemente la composizione. Nella splendida raffigurazione dei frutti è evidente la predilezione per le nature morte.
Il dipinto è stato interpretato in chiave cristologica per la presenza dell’uva, antico simbolo di Cristo; della pietra, che richiama il suo sepolcro, dell’edera sul capo, simbolo di immortalità. Il vino allude al sangue del sacrificio.

Borghese inv 136 - Giovane con Canestro di frutta Caravaggio
Il dipinto appartiene alla primissima produzione romana dell’artista, tra il 1593 e il 1594.
Il languido fanciullo, dall’espressione soave e musicale, con la bocca appena dischiusa, offre una ricca varietà di frutti in un canestro di vimini. E’ la prima natura morta dipinta da Caravaggio e denuncia, nella sua analiticità e ricchezza cromatica, il retaggio lombardo del pittore. L’artista impiega, forse per la prima volta, una fonte solare proveniente da una sorgente precisa, la finestra in alto a sinistra, che illumina pienamente il lato destro della figura e parte dello sfondo, mettendo in vivo risalto gli oggetti.

Borghese inv 56 - S. Girolamo Caravaggio
Il Santo e Dottore della Chiesa è raffigurato nello studio pieno di libri, simbolo della sua dottrina, che aveva permesso alla Chiesa di arginare le eresie, assorbito nell’esegesi delle Sacre Scritture, come indica la penna d’oca che tiene in mano.
Caravaggio, quindi, sostituisce alla iconografia tradizionale del santo eremita in penitenza, quella dello studioso, avvolto da uno straordinario manto purpureo.
Il dipinto si impone per la raffigurazione illusionistica degli oggetti sul tavolo, tra cui risalta il teschio, somigliante alla testa curva del santo e che richiama alla vanità dei beni terreni.

Borghese inv 110 - Madonna dei Palafrenieri Caravaggio
Un tempo collocato sull’altare dei Palafranieri (staffieri del papa) di San Pietro, il dipinto fu presto trasferito nella vicina chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri e poi venduto al cardinal Scipione Borghese.
La veloce rimozione dalla Basilica dipese dalla mancanza di quel decoro ritenuto indispensabile per l’esposizione in un luogo sacro: la rappresentazione dei personaggi sacri in vesti umane e naturali e la resa sensuale della Madonna e del Bambino erano novità troppo dirompenti. A questo si aggiungeva la disputa in corso sulla redenzione di Maddalena, avvenuta tramite l’intercessione della Madonna, secondo il dogma cattolico, o esclusivamente di Gesù, secondo i Luterani. Nel dipinto, la Vergine e il Bambino calpestano insieme la testa del serpente, simbolo del peccato e dell’eresia. La sconfitta del male avviene quindi ad opera della Chiesa (Madonna) e di Cristo insieme. Sant’Anna osserva distaccata la scena alludendo alla Grazia divina.

Borghese inv 455 - David con testa di Golia Caravaggio
Il drammatico dipinto appartiene alla produzione tarda di Caravaggio e fu eseguito nel 1609, durante il secondo soggiorno napoletano, per il cardinal Scipione Borghese, nipote di Paolo V, in relazione alla richiesta di grazia rivolta al Papa per ottenere il perdono e la revoca della condanna a morte a seguito dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni.
Nell’orrida testa di Golia l’artista avrebbe rappresentato sé stesso, cioè il Male, contrapposto al David, che è figura di Cristo, che guarda con pietà cristiana il capo mozzo del peccatore, centrato in fronte da una sassata che ha lasciato la sua traccia sanguinosa. L’eroe, combattuto tra disgusto e pietà, brandisce la spada, sulla cui lama sono riportate delle lettere maiuscole, interpretate come M A C O, acrostico di Michaeli Angeli Caravaggio Opus oppure come H AS O S, acrostico del motto agostiniano Humilitas Occidit Superbiam (l’umiltà uccide la superbia).

Borghese inv 267 - S. Giovanni Battista Caravaggio
Il dipinto è riferito al secondo soggiorno napoletano (1609-10) e, con altre opere, costituiva il bagaglio che Caravaggio portò con sé nel viaggio via mare che avrebbe dovuto finalmente ricondurlo a Roma, per farne dono a Scipione Borghese, in cambio dell’intercessione per la grazia papale.
Il Santo, più giovane del solito, in posa semplice e pensosa, è raffigurato come un pastore fermatosi a riposare. Ma la gamba sollevata, allusione alla resurrezione che vince sulla morte (il tronco secco su cui poggia il piede sinistro), le foglie di vite e l’ariete al suo fianco -che sostituisce l’agnello- sono chiari simboli cristologici, che rimandano all’amore divino. Lo splendido drappo scarlatto, che circonda il giovane pastore e la luce di grazia e di salvazione che investe l’ariete e il fanciullo riportano la scena in un ambito sacro.

Come raggiungere la tappa: Galleria Borghese

Piazzale del Museo Borghese, 00197 Roma, Italy

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