LE VIE DEL GIUBILEO

IMPEGNO E SANTITÀ. IGNAZIO DI LOYOLA E FILIPPO NERI

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Tappe del percorso

Pensato come una passeggiata narrativa, e dunque esaustivo dall’esterno, l’itinerario si adatta a qualsiasi giorno della settimana. Per questo abbiamo lasciato nel percorso principale tutti i luoghi, anche quelli il cui interno – per chi fosse comunque interessato – è visitabile solo ad orari limitati o su prenotazione.
Ti consigliamo, comunque, di visitare le stanze di Sant’Ignazio, aperte tutti i giorni e, se hai modo di organizzare la tua visita in anticipo, quelle di S. Filippo Neri, per le quali è richiesta la prenotazione.

Il Cinquecento fu un secolo ricco di grandi conquiste artistiche e culturali, ma anche un periodo tormentato e pieno di contraddizioni. Il cuore di Roma conserva ancora i luoghi più suggestivi dell’esperienza eccezionale di due grandi protagonisti della vita religiosa e spirituale di quel tempo: Ignazio da Loyola e Filippo Neri, il primo fondatore della Compagnia del Gesù, il secondo della Congregazione dell’Oratorio. Uomini diversi, eppure così vicini, furono canonizzati da Papa Gregorio XV lo stesso giorno: il 12 marzo del 1622.
Ignazio creò un vero esercito di missionari, che per primi partirono per l’evangelizzazione delle nuove terre. Condivise i suoi celebri Esercizi Spirituali con umanisti e cardinali e, parallelamente, promosse l’insegnamento e l’istruzione, facendone il fulcro dell’attività dell’ordine e suo principale strumento di diffusione.
Se i Gesuiti offrivano solida dottrina e rigorosa formazione, Filippo, il “santo della gioia”, attirava a sé, con la sua inimitabile “familiarità e domestichezza”, gli orfanelli e i ragazzi di strada, avvicinandoli alla Chiesa con strumenti quali il gioco e il canto, elementi fondanti dell’Oratorio.
Ignazio era taciturno, nemico delle chiacchiere, rigido; il secondo amava parlare, era gioviale, amabilmente burlone. Eppure, i due erano legati da affetto e stima reciproca, come ci trasmettono i numerosi aneddoti delle biografie contemporanee. Condividevano infatti la stessa spinta riformatrice, che divenne simbolo di quell’epoca contrastata in cui la Chiesa andava cercando una nuova identità.
Nell’anticamera della stanza nella quale Ignazio morì il 31 luglio del 1556, si trova ancora un quadro, che rappresenta, fraternamente uniti, i due eroi della “riforma romana”.

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