LE VIE DEL GIUBILEO

In vista di Roma

Ti trovi nell'itinerario: IN VIAGGIO VERSO ROMA. SULLE ORME DI SAN PAOLO

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Via Appia Antica. Dall’incrocio con Via di Torricola fino al Mausoleo di Cecilia Metella
www.viaappiaantica.com
www.archeoroma.beniculturali.it
www.parcoappiaantica.it
Sempre visibile.

Il punto in cui Via Appia Antica e Via di Torricola, ormai in Comune di Roma, si incrociano rappresenta l’inizio dell’ultimo segmento del cammino di San Paolo, ormai vicino al cuore della Capitale. Da qui, è possibile seguire il percorso senza interruzioni e con grande agevolezza, con la consapevolezza di essere esattamente sulle orme dell’Apostolo.
A tratti si vedono affiorare ampie porzioni di basolato originale, mentre ai lati compaiono con sempre maggiore frequenza, immersi nel verde, i resti di monumenti funerari di diverse tipologie, legate allo status sociale dei proprietari: tombe a torre, a edicola, a tempietto, a esedra, semplici colombari, tombe a tumulo o mausolei.
Nel mondo romano infatti, i cimiteri non sorgevano mai – per esplicito divieto di legge – all’interno della città, ma fuori dalle Mura, lungo le strade che uscivano dal centro abitato. Per questo motivo, percorrendo una qualsiasi via consolare, un antico abitante dell’impero avrebbe visto, ai lati del percorso, tombe e mausolei, fattorie, ville nobiliari in una sequenza ininterrotta. Così accadde certamente anche a San Paolo.
Ancora adesso il paesaggio punteggiato di rovine e pini è molto affascinante, ma molti dei monumenti sono più recenti rispetto al passaggio dell’Apostolo che, pertanto, non li vide. Nello spirito del percorso, ti suggeriremo di seguito solo le strutture più imponenti e suggestive, tra quelle che San Paolo poté certamente ammirare.
Per una visione esaustiva, che attraversi invece tutti i secoli dell’impero, puoi consultare il sito dedicato, a cura della Soprintendenza (www.viaappiaantica.com) o quello del Parco Regionale dell’Appia Antica (www.parcoappiaantica.it).
Considera inoltre che lungo la via vedrai numerosi prospetti in laterizio con applicati frammenti architettonici o iscrizioni: furono realizzati nell’Ottocento dallo scultore Antonio Canova o dall’architetto e archeologo Luigi Canina per mantenere sul posto, evitandone la dispersione, i reperti che si trovavano ai lati del tracciato.
Questo tratto dell’itinerario misura circa 2,5 km: puoi percorrerlo a piedi – è una passeggiata molto piacevole – oppure in bicicletta.
Ti consigliamo di scaricare sul tuo smartphone un’app che calcoli in tempo reale la distanza che percorri, una di quelle utilizzate dai runners. Così possiamo darti la collocazione precisa di ogni monumento che ti indichiamo.
Per i monumenti dal Mausoleo di Casal Rotondo al Sepolcro con epigrafe di Baricha Zabda e Achibam, considereremo come punto di partenza (il nostro zero), l’incrocio con Via di Torricola; per gli altri monumenti, dal Sepolcro del Frontespizio in avanti, il punto zero sarà l’incrocio con Via di Tor Carbone.

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A 80 m dall’incrocio con Via di Torricola, sulla destra, si innalza un sepolcro circolare di grande imponenza, persino più grande del Mausoleo di Cecilia Metella, seppure meno conservato. In epoca medievale fu sormontato da una torretta, inglobata dalla costruzione attuale. Subito dopo, c’è un grande prospetto in laterizio su cui Luigi Canina a metà dell’Ottocento collocò le iscrizioni e i frammenti in marmo rinvenuti nell’area e che riteneva pertinenti al mausoleo, nonostante molti di essi in realtà non lo siano.

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A 665 metri dall’incrocio con Via di Torricola, sulla destra, resta il nucleo in calcestruzzo di un mausoleo che San Paolo vide nella forma di una torre che conteneva una camera funeraria in blocchi, con copertura a botte: questo vano interno è ancora conservato. Il monumento si data alla metà del I secolo a.C.

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Proseguendo avanti, a un chilometro e 450 m dall’incrocio con Via di Torricola, troverai a destra la meravigliosa Villa dei Quintili, che San Paolo però non vide perché realizzata un secolo più tardi del suo passaggio. Se vuoi comunque visitarla, troverai le informazioni necessarie, vista la sua importanza, negli Extra del percorso.
A un chilometro e 187 m dall’incrocio, sulla sinistra della via, si staglia la mole dei tumuli detti degli Orazi, seguiti, dopo 290 m, dall’analogo tumulo detto dei Curiazi. La leggenda, che forse San Paolo apprese proprio durante il suo viaggio, narra che in questo luogo, al confine tra il territorio di Roma e quello della sua acerrima nemica Alba Longa, si affrontarono tre fratelli Romani (gli Orazi) e tre fratelli di Alba (i Curiazi) per decidere le sorti della guerra con un duello ed evitare ulteriori spargimenti di sangue. Sopravvisse, grazie allo stratagemma di farsi ricorrere dai nemici per affrontarli uno ad uno e ormai esausti, un solo Orazio, che regalò così la vittoria a Roma.
Secondo la tradizione, i tre Curiazi e i due Orazi caduti sul campo erano stati sepolti in questo punto dell’Appia dove i tumuli ne conservavano memoria. In realtà essi risalgono alla fine del I secolo a.C.: la loro realizzazione, dunque, si inquadra, in un’operazione erudita di epoca augustea, tesa a rivalutare le secolari tradizioni del popolo romano, con la ricostruzione di questi sepolcri di forma arcaica nei luoghi in cui si riteneva giacessero i corpi degli antichi eroi.
Sulla tomba dei Curiazi si erge una torretta un tempo ritenuta medievale, ma che invece è un elemento, originariamente quasi del tutto coperto, funzionale al sostegno della statua del sepolcro.

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A un chilometro e 727 metri dall’incrocio con Via di Torricola, si staglia, sulla sinistra della via, il nucleo di un sepolcro a torre. Di fronte ad esso, appoggiata a terra, un’iscrizione ricorda L. Valerius Baricha, L. Valerius Zabda e L. Valerius Achiba, di chiara origine semitica, proprio come San Paolo. Erano tutti liberti (schiavi liberati) di un uomo della gens Valeria. Questi nomi, rarissimi a Roma, erano invece piuttosto diffusi in Transgiordania e Siria, da cui probabilmente i defunti provenivano. L’epigrafe, e quindi il monumento sepolcrale cui apparteneva, si datano alla prima metà del I secolo d.C.

Ti consigliamo ora ti azzerare il calcolo della distanza che stai percorrendo e, in corrispondenza dell’incrocio con via di Tor Carbone, ripartire.

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A 92 metri dall’incrocio con via di Tor Carbone, sulla sinistra, c’è il Sepolcro detto del Frontespizio: si tratta di un prospetto in laterizio realizzato da Luigi Canina per includere la copia di un bassorilievo con i ritratti di quattro personaggi, di cui quelli centrali, un uomo e una donna, sono colti nel tipico gesto matrimoniale (la dextrarum iunctio); si tratta del calco di un originale databile alla metà del I secolo a.C., che apparteneva probabilmente al sepolcro a torre di cui si conserva il nucleo nell’area retrostante e che oggi è conservato nel Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano.

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Immediatamente dopo il Sepolcro del Frontespizio, si trova il Sepolcro dei Festoni, una tomba ad altare con fregio di Cupidi che sostengono ghirlande, databile ad età sillana (inizi del I secolo a.C.)

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A 212 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, sul lato sinistro, c’è una tomba ad altare che accoglie un rilievo con tre personaggi. San Paolo vide senza dubbio l’originale, che oggi è nel Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo ed è sostituito da un calco.
I due ritratti di sinistra si riferiscono a liberti (schiavi liberati) della gens (famiglia) Rabiria, forse proprio di quel C. Rabirio Postumo, ricco mercante difeso dal celebre avvocato Cicerone. Il terzo, invece, a destra, rappresenta una sacerdotessa della dea egizia Iside, raffigurata tra gli strumenti del suo culto: una coppa e lo strumento musicale detto sistro. Le immagini dei liberti sono databili intorno al 40 a.C., mentre quella della sacerdotessa fu scolpita successivamente, rielaborando un busto preesistente.

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A 410 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, un altro prospetto realizzato da Luigi Canina espone i frammenti marmorei di un sepolcro di cui si conserva, alle spalle del monumento, il nucleo in calcestruzzo. Le iscrizioni conservate indicano come titolare della tomba Tiberio Claudio Secondo Filippiano, liberto (schivo liberato) di un imperatore della gens claudia (Claudio o Nerone) – e quindi contemporaneo di San Paolo – insieme a sua moglie e ai due figli.

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A 520 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, a sinistra, un altro prospetto del Canina include un rilievo con cinque busti, databile ad età augustea; nella nicchia centrale una coppia di coniugi unisce le mani nel gesto della dextrarum iunctio. L’originale è conservato nel Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano ed è sostituito da un calco in cemento. L’iscrizione, più tarda, con il nome di Hilarus Fuscus che dà il nome al monumento ed era un tempo inserita nella parte alta della struttura, è ora scomparsa.

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A 568 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, sulla sinistra, un sepolcro ad altare con fregio dorico e rilievo con scena di caccia o battaglia è databile all’inizio del I secolo a.C.

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A 700 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, sulla destra, uno dei prospetti del Canina espone l’iscrizione in cui Sesto Pompeo, con dolore, “piange l’immatura morte d’un figlio e d’una figlia”, pregando di potersi presto ricongiungere a loro. L’autore è probabilmente un liberto (schiavo liberato) del Sesto Pompeo console nel 14 d.C.

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A 902 m dall’incrocio con via di Tor Carbone, si staglia, sulla destra, l’imponente nucleo di un mausoleo circolare, su basamento quadrangolare, di prima epoca imperiale. Sul lato posteriore si apriva l’accesso alla camera sotterranea, coperta a botte, che ospitava i sarcofagi dei defunti.

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A un chilometro e 60 metri dall’incrocio con via di Tor Carbone, sulla destra, di fronte al Forte Appio, Antonio Canova, all’inizio dell’Ottocento, creò un prospetto architettonico dove inserì l’architrave del vicino monumento di Marco Servilio Quarto, che lo costruì, come viene precisato nell’iscrizione, a proprie spese; l’epoca è quella dell’imperatore Tiberio che regnò tra il 14 e il 37 d.C.

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A un chilometro e 130 metri dall’incrocio con via di Tor Carbone, sulla destra, è stato ricollocato un rilievo in marmo che rappresenta, a grandezza naturale, un personaggio maschile in nudità eroica con ai piedi una corazza. L’opera, di alto livello artistico, apparteneva certamente a un vicino mausoleo di I secolo a.C., intitolato ad un esponente della ricca aristocrazia senatoria romana.

Come raggiungere la tappa: In vista di Roma

Via di Torricola, 42, 00178 Roma, Italy

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