LE VIE DEL GIUBILEO

L’EPOCA DEI CONTRASTI. TRIONFO E UMILTÀ

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Dal mercoledì alla domenica troverai aperti tutti i luoghi che ti suggeriamo in questo percorso Se andrai di lunedì troverai chiuso Palazzo Barberini. Se sceglierai il martedì, invece, non potrai visitare la Galleria Spada e Palazzo Corsini.

Alla metà del Cinquecento, la Chiesa Cattolica, di fronte al dilagare della riforma protestante che ne metteva a repentaglio la supremazia, attuò come controffensiva una vasta opera di restaurazione, codificata nel concilio di Trento, che passò alla storia con il nome di Controriforma.
La Curia Romana utilizzò, per rinsaldare il proprio potere, tutti i mezzi a disposizione: religiosi, politici, giudiziari, culturali, persino militari.
In quel momento storico, tra sussulti di rinnovamento e spinte alla conservazione, anche l’arte si espresse in dinamiche contrastanti. In pittura, in particolare, assistiamo alla nascita di due tendenze diverse e per certi versi opposte.
La prima è rappresentata dal trionfalismo celebrativo della Chiesa Cattolica che si preoccupò anche di codificare le immagini sacre, perché servissero come espressione chiara del nuovo messaggio. Qui trova spazio tutto ciò che è celebrazione dei santi e delle storie sacre in un linguaggio luminoso e magniloquente.
Contemporaneamente si sviluppa, in accordo con altre sensibilità interne alla Chiesa, una linea che si distingue per la maggiore attenzione agli umili. Questo filone naturalistico trova in Caravaggio la sua massima espressione ed è poi ereditato dai suoi seguaci: ambientazioni buie, con pochi protagonisti colpiti violentemente da un’unica fonte luminosa. Alle scene propriamente sacre, rese con questa peculiare lettura figurativa, si affiancano temi allegorici e moralistici rappresentati in forme realistiche con zingare, viandanti, giocatori di carte, mendicanti, venditori. Questo linguaggio, nato alla fine del Cinquecento, darà origine, nel corso del secolo successivo, a un nuovo genere di pittura, quello dei Bamboccianti, così chiamati dal loro caposcuola Pieter van Laer, detto il Bamboccio, noto per le scene di strada e di costume.
Da un lato dunque la Chiesa splendente e vittoriosa, dall’altro, il realismo degli umili: i due linguaggi di un’epoca tormentata e piena di contraddizioni.

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