LE VIE DEL GIUBILEO

Galleria Borghese

Ti trovi nell'itinerario: LA SFIDA ETERNA. BERNINI CONTRO BORROMINI

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Piazzale Scipione Borghese, 5
www.galleriaborghese.beniculturali.it
Tutti i giorni escluso lunedì 9:00-19:00 (con accesso ogni due ore). Ultimo ingresso alle 17:00. Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio. Prenotazione obbligatoria. A pagamento.

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A partire dal 1618, il potente cardinale Scipione Borghese commissionò al giovane Bernini quattro gruppi scultorei per la sua villa suburbana. Se Enea e Anchise mostra ancora qualche incertezza formale, il successivo Ratto di Proserpina (1621-1622) costituisce uno dei grandi capolavori della scultura barocca. Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio in cui si narra del rapimento di Proserpina, figlia della dea delle messi Cerere, da parte del dio degli Inferi. L’artista ha quindi bloccato il momento culminante dell’azione dei protagonisti attraverso uno straordinario virtuosismo tecnico che gli permette di rendere il contrasto tra il candore della pelle di Proserpina che tenta di liberarsi e la forza di Plutone che solleva la giovane donna.

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Il terzo gruppo realizzato da Bernini per Scipione Borghese, di cui in Galleria si conserva anche un ritratto in marmo realizzato dall’artista nel 1632, raffigura l’eroe biblico David intento a lanciare la pietra che sconfiggerà il gigante Golia. In basso giacciono invece l’armatura di cui l’eroe si era spogliato e la cetra, suo consueto attributo che ricorda la composizione dei salmi. L’artista ha bloccato l’istante di massima tensione fisica del protagonista, resa attraverso la torsione del corpo e la concentrazione assoluta del volto del protagonista. La scultura non è del tutto rifinita nella parte posteriore perché originariamente doveva essere addossata ad una delle pareti della Sala del Vaso.

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Il gruppo raffigura la conclusione della vicenda narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. Apollo, colpito da una freccia di Eros, si era infatti invaghito della ninfa Dafne, trafitta invece dal dardo del rifiuto dell’amore e tramutata in alloro dal padre Peneo per consentirle di sfuggire all’inseguimento del dio Lo straordinario virtuosismo tecnico di Bernini crea una raffigurazione unica della scena, capace di rendere con spettacolare verosimiglianza il momento culminante della storia con Apollo ormai giunto alle spalle della ninfa, la cui torsione rivela però già in atto la fatale metamorfosi. Sulla base della statua, un distico sottolinea l’aspetto morale della storia ricordando la vanità dell’inseguimento: QVISQVIS AMANS SEQVITVR FVGITIVAE GAVDIA FORMAE FRONDE MANVS IMPLET BACCAS SEV CARPIT AMARAS (Chi amando insegue le gioie della bellezza/ fugace riempie la mano di fronde e coglie bacche amare).

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La statua fu realizzata da Bernini per se stesso in occasione di un momento difficile della sua carriera, segnato dal’abbattimento dei campanili da lui progettati per la facciata di San Pietro (1644) e dal pontificato di Innocenzo X Pamphilj che gli preferì in alcune commissioni il rivale Borromini. L’opera doveva quindi mostrare la Verità, raffigurata come una giovane donna nuda con un sole in mano e i piedi poggiati sul globo terrestre, che veniva svelata dal Tempo ed indicare così l’attesa del ritorno al successo dell’artista. Lasciata incompiuta, la scultura rimase in casa Bernini fino al 1924, quando fu trasferita nella Galleria Borghese e poi acquistata dallo Stato Italiano (1958).

INV CCLXVI BUSTO DI SCIPIONE BORGHESE

All’età di 56 anni il cardinale Scipione Borghese commissionò al giovane Bernini il suo busto ritratto. Si narra che a lavoro terminato lo scultore notò un’imperfezione nel blocco di marmo, una crepa, tuttora visibile sulla fronte del cardinale: avrebbe quindi replicato il busto, realizzandone in seguito uno analogo. Il ritratto di Scipione segnò un forte cambiamento stilistico e formale nella produzione di busti, per la volumetria più essenziale, la resa psicologica più approfondita e la maggiore forza espressiva: Bernini inventò il motivo del colloquio con l’osservatore, cosicché il cardinale, seppure rappresentato secondo i canoni dell’ufficialità, acquista nel ritratto una dimensione intima.

Autoritratto in età matura_2

Il dipinto costituisce, con ogni probabilità, la metà sinistra di un autoritratto doppio con Costanza Bonarelli -moglie di un aiuto del Bernini, e amante dell’artista stesso- documentato come già diviso alla morte dell’artista. Tra il 1620 e il 1640 circa Bernini si dedicò alla pittura: l’Autoritratto appartiene alla fase matura in cui il taglio e l’orientamento della figura risultano decisamente innovativi rispetto alle soluzioni precedenti. L’opera si colloca al livello dei migliori risultati raggiunti dall’artista nella ritrattistica scultorea.

capra-amaltea

L’opera è documentata nella collezione di Scipione Borghese nel 1615, ma venne forse eseguita qualche anno prima come una sorta di prova di talento da parte del giovanissimo Bernini. La piccola scultura raffigura un momento dell’infanzia di Giove, sul Monte Ida, a Creta. La madre del dio infatti per salvarlo dalla furia del padre Saturno, che divorava tutti i tuoi suoi figli, lo aveva affidato alle ninfe della montagna, che lo nutrirono con miele e con il latte della capra Amaltea. Bernini raffigura il piccolo Giove intento a mungere la capra, mentre un giovane satiro ne beve il latte da una conchiglia. La straordinaria capacità nella resa del manto dell’animale e della pelle dei due fanciulli e l’articolato gioco di sguardi tra i tre protagonisti, rendono l’opera una sorta di sfida con la statuaria antica.

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Si tratta del primo gruppo realizzato dallo scultore per il cardinale Scipione Borghese. Il soggetto è tratto dall’Eneide di Virgilio in cui si racconta della fuga di Enea da Troia insieme all’anziano padre Anchise e al figlioletto Ascanio. Bernini costruisce l’opera intorno al corpo dell’eroe, affaticato dal peso del padre che porta in mano la statua dei Penati, gli spiriti protettori della casa. Il giovane Ascanio fa capolino dietro di loro, con il fuoco del tempio di Vesta. Sebbene la composizione a spirale risenta ancora molto della scultura manierista, si nota già il virtuosismo tecnico del giovane scultore e la sua straordinaria capacità di bloccare nel marmo l’azione dei protagonisti.

Come raggiungere la tappa: Galleria Borghese

Viale dell\'Uccelliera, 3, 00197 Roma, Italia

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