LE VIE DEL GIUBILEO

I DUE MICHELANGELI. BUONARROTI E CARAVAGGIO

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Dal mercoledì al sabato troverai aperti tutti i luoghi che ti suggeriamo in questo percorso. Se andrai di domenica, i Musei Vaticani saranno chiusi, mentre il lunedì non potrai visitare Castel Sant’Angelo, la Galleria Borghese e Palazzo Barberini; il martedì infine è il giorno di chiusura della Galleria Corsini.
Ti segnaliamo che la Galleria Borghese è visitabile solo su prenotazione, ma i capolavori di Caravaggio che custodisce sono così importanti che l’abbiamo comunque inserita nel percorso principale, raccomandandoti di programmare per tempo la tua visita.

Roma custodisce tra i suoi tesori i capolavori di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) e Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), artisti straordinari che con la loro opera hanno cambiato il corso della storia dell’arte.
Stesso nome di battesimo e stessa fama tra i moderni nascondono però vite e personalità estremamente diverse.
Il Buonarroti, pur dal carattere bizzoso, fu indubbiamente uomo di mondo e visse una lunga vita di successo. Caravaggio, invece, non ebbe le stesse capacità relazionali e visse un’esistenza breve e tormentata, macchiata da un terribile omicidio.
Il primo raggiunse il più alto livello di gratificazione che un’artista potesse ottenere all’epoca: il prestigio degli incarichi papali; per questo le sue opere grandiose, sono, per lo più, concentrate in Vaticano. Il lombardo Merisi, invece, arrivato a Roma con la raccomandazione degli Sforza da Caravaggio, si inserì subito in un ambiente di buon livello, ma secondario: non ebbe mai committenze papali e si dedicò soprattutto alla decorazione di cappelle private o alla realizzazione di quadri da cavalletto; le sue opere, pertanto, sono visibili in varie parti della città.
Il Buonarroti fu un intellettuale a tutto tondo oltre che un artista poliedrico: maneggiò con la stessa maestria pittura, scultura, architettura, poesia, filosofia. Il Merisi, viceversa, espresse tutto il suo ingegno creativo, la sua genialità potente e intensa nell’unico campo della pittura a olio. Furono entrambi artisti energici e drammatici, il primo in una chiave più intellettuale, ultima espressione della Firenze rinascimentale, l’altro con un gusto tutto lombardo per il realismo e con un linguaggio legato alla sensibilità dei circoli religiosi milanesi, particolarmente vicini agli umili e diseredati.
I due Michelangeli ci trasmettono ancora messaggi di vigoroso talento, attraverso le luci e le ombre della loro vita e delle loro opere, che Roma custodisce con geloso orgoglio.

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